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Diario


30 marzo 2015

Riflessioni sulla manifestazione di Libera a Bologna



La manifestazione di Libera che si è tenuta a Bologna lo scorso 21 marzo ha suscitato in me tante emozioni e svariati pensieri. Ho pensato che non bisogna essere pigri nella vita perché si perdono tante occasioni per imparare e scoprire cose nuove. E questa è una lezione che ripeto in primis a me stesso. Ho pensato che svegliarsi il sabato mattina alle 6.30, prendere il treno e andare a manifestare a Bologna, in fin dei conti non è stato così traumatico e, anzi, è stato bello.

Ho pensato che la corruzione e la criminalità organizzata sono una piaga enorme per il nostro Paese, perché lo impoveriscono (sotto tutti i punti di vista) e rendono le persone insicure. E che troppo facilmente, e troppo silenziosamente, queste piaghe entrano nelle nostre città. E una volta entrate è difficilissimo riuscire ad estirparle e allontanarle dai nostri territori. Richiede un grande impegno.

Ho pensato che la lista di nomi delle vittime innocenti delle mafie era molto lunga, troppo lunga. Ho pensato che tutte quelle persone che sul palco leggevano quei nomi: politici, sindacalisti, amministratori, studiosi, magistrati, associazioni e società civile, devono tutti sentire il dovere di combattere la mafia affinché quella lista di nomi da loro pronunciata non sia vana. Ed ho pensato che se hanno aderito alla manifestazione e sono saliti su un palco davanti a migliaia di persone che chiedevano verità e giustizia, è perché, probabilmente, anche loro sono in lotta contro l'illegalità, o almeno questa è la mia speranza.

Ho assistito ad un interessante e toccante seminario su un tema difficilissimo: "la tratta degli esseri umani", intesa non solo come immigrazione clandestina, ma anche come sfruttamento delle donne e della prostituzione; sfruttamento delle persone più deboli e con problematiche economiche e fisiche.

I relatori: Mirta Da Pra del Gruppo Abele, Alessandra Ballerini di Terres des Hommes e il prof. Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera; erano molto preparati e hanno presentato casi e dinamiche interessanti e per niente banali.

Ho pensato che generalizzare su queste tematiche così delicate e complesse, ed essere superficiali nel proporre soluzioni è il modo più sbagliato di affrontare i problemi.

Ho pensato che l'essere umano sa essere davvero crudele ed egoista, più di quanto si immagini, e questo è molto molto sconfortante. Ma ho anche pensato che non bisogna lasciarsi abbattere ma trovare la forza di rinnovare ogni giorno il proprio impegno per una società più giusta e migliore.

Ho pensato ad una frase di Franco Basaglia che da giorni mi ronza in testa: "E' il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare".

 

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